
Il 16 giugno 2026 è emerso che il ransomware DragonForce ha sfruttato Microsoft Teams per nascondere per mesi le sue comunicazioni di comando e controllo (C&C), rendendo l’attacco più difficile da individuare. Un avvertimento importante per PMI, e-commerce e professionisti che utilizzano collaboration cloud.
Cosa è successo
Secondo un report di Symantec e Carbon Black, gli attaccanti hanno usato un malware backdoor scritto in Go, denominato Backdoor.Turn, per nascondere il traffico C&C all’interno dell’infrastruttura relay di Microsoft Teams (TURN), facendolo sembrare normale comunicazione Teams ([isec.news](https://www.isec.news/2026/06/19/dragonforce-hackers-used-microsoft-teams-relay-to-hide-command-traffic-researchers-say/?utm_source=openai)). L’intrusione è avvenuta da dicembre 2025 e ha colpito una grande azienda di servizi statunitense, restando attiva per uno o due mesi senza essere rilevata ([isec.news](https://www.isec.news/2026/06/19/dragonforce-hackers-used-microsoft-teams-relay-to-hide-command-traffic-researchers-say/?utm_source=openai)).
Gli accessi iniziali sono stati ottenuti probabilmente sfruttando una vulnerabilità in server SQL/MSSQL o tramite accesso acquisito da broker. Successivamente, hanno disabilitato gli strumenti di sicurezza usando tecniche BYOVD (Bring-Your-Own-Vulnerable-Driver) e sideloading di DLL tramite eseguibili legittimi come VirtualBox ([isec.news](https://www.isec.news/2026/06/19/dragonforce-hackers-used-microsoft-teams-relay-to-hide-command-traffic-researchers-say/?utm_source=openai)).
Backdoor.Turn si attiva ottenendo un token “visitor” anonimo di Teams, utilizza un relay TURN ufficiale Microsoft e infine apre una sessione QUIC verso il server C&C controllato dagli attaccanti. Il risultato? Il traffico malevolo appare come legittima attività Teams e passa inosservato ([breached.company](https://breached.company/dragonforce-backdoor-turn-microsoft-teams-relay-c2-2026/?utm_source=openai)).
Perché è importante
Questo caso evidenzia un cambiamento nelle tattiche ransomware: sfruttare infrastrutture affidabili per nascondersi, riducendo drasticamente la visibilità delle difese tradizionali ([hexon.bot](https://www.hexon.bot/blog/dragonforce-microsoft-teams-relay-malware?utm_source=openai)).
Per le piccole e medie imprese con siti web, e-commerce o CRM integrato con Teams, il rischio è concreto: il malware può comunicare in modo invisibile dentro flussi considerati sicuri, compromettendo sistemi senza generare allarmi.
Inoltre, la permanenza prolungata (weeks o mesi) permette movimenti laterali, furto dati o sabotaggi prima di arrivare all’encryption, aumentando il danno complessivo ([decryptiondigest.com](https://www.decryptiondigest.com/blog/dragonforce-backdoor-turn-microsoft-teams-c2-ransomware?utm_source=openai)).
Cosa fare adesso
- Monitorare i flussi verso Teams/TURN, cercando traffico anomalo in durata, volume o porti insoliti.
- Analizzare l’uso dei token «visitor» di Teams: se non previsto, può essere un indicatore di compromise.
- Implementare rilevazione di BYOVD tramite liste note di driver vulnerabili e blocchi su Windows più recenti.
- Attivare EDR in grado di individuare sideloading di DLL o processi iniettati da Teams o eseguibili legittimi.
- Applicare patch aggiornate ai server SQL/MSSQL esposti e seguire il principio del privilegio minimo.
- Dopo ogni incidente, valutare un reimaging completo anziché il solo ripristino dati, per eliminare eventuali backdoor persistenti.
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Domande frequenti
Come può un ransomware usare Microsoft Teams senza essere scoperto?
Perché Backdoor.Turn sfrutta i relay TURN ufficiali di Teams e un token visitor anonimo: il traffico sembra legittimo e sfugge alle difese basate su dominio o IP.
Quanto tempo può restare attivo un ransomware nascosto così?
Nel caso documentato, la compromissione è durata tra uno e due mesi prima che si arrivasse alla fase di ransomware.
Cosa significa BYOVD e perché è pericoloso?
“Bring‑Your‑Own‑Vulnerable‑Driver” indica l’uso di driver legittimi ma insicuri per disattivare software di sicurezza a livello kernel, rendendo il sistema più esposto.
Fonte: Infosecurity Magazine.